linea.gif (2795 byte)





In the mood


“Buonasera siamo di Skabadip, avremmo due accrediti per il concerto dei Pietasters". “Ska ba che?". “Skabadip, il sito internet dedicato alla musica ska!". “Ma…qua non risulta!". “Che cosa? Non risulta? Tu sei solo chiacchiere e distintivo, bbello chiama il tuo capo e vediamo di far saltar fuori i due accrediti!". Bhè non è proprio andata così…

Dopo patteggiamenti vari lo sperato happy end non si è fatto attendere: siamo riusciti ad entrare, i nostri accrediti effettivamente non erano stati  inseriti nella prestigiosa lista, io avevo preso contatti con un certo Buddha del Live…sono un’idiota? Può essere, ma come fa a non ispirarti fiducia uno che si fa chiamare Buddha?! Ma effettivamente ripensandoci… Comunque scorgo nella lista degli accrediti 6 posti riservati ad un giornalone. Giornale rispettabile non c’è che dire, sul quale però non ho mai letto una riga di musica ska, ma questa volta sono sicura: l’articolo ci sarà, cavoli si sono presentati in sei! Bando alle polemiche. Bel localino il Live Club in via Fratelli Bandiera al numero 15 a Trezzo sull’Adda (Milano), facile da raggiungere, gente easy, biglietto per i concerti economico, se poi si acquista la tessera soci che dura un anno si possono avere sconti  e addirittura entrare gratis a qualche serata, cosa rara di questi periodi! La tessera costa qualche euro ma ne vale la pena per uno dei pochi locali della zona che presentano un buon ventaglio di proposte ska reggae vari ed eventuali.

Riusciamo ad entrare, il concerto non è ancora cominciato. I miei amici si stanno già scaldando sotto il palco, perlustrano il locale, scelgono il posto tattico, (posto tattico: dicesi di luogo adatto per ascoltare al meglio la band e tenere sotto controllo la circolazione delle tipe, il luogo chiaramente non deve essere neanche troppo lontano dal bancone). Io mi apposto vicino al palco Dario prepara la macchina fotografica e comincia a discutere con la security per poter andare il più vicino possibile ai musicisti. One step beyond  e lo spettacolo ha inizio. Non avevo mai visto i Pietasters e devo dire che meritano!  Il profeta Rallo dice che se li incontrasse per strada molto probabilmente cambierebbe strada, a me non dispiacerebbe invece andare con loro a prendere un caffè, forse corretto, dati gli elementi! Sette scatenati insaccati in un tutone da operatore ecologico, macellaio, meccanico e metalmeccanico, di questi tempi forse un’altra mise avrebbe suscitato meno scalpore…

Batteria, chitarra, basso, tastiere, voce e due fiati, uno dei due tra l’altro molto carino. Cominciano in pompa magna con un pezzo ska con la S maiuscola offrendo così al pubblico un assaggio della loro esplosività. Ma il pubblico non se li fila più di tanto, la maggior parte dei presenti attende la performance dei Vallanzaska e guardando questa banda di squinternati si chiede perplessa chi diavolo siano. Ma alla fine anche il gruppo deve essere griffato per agitare la folla?! Il cantante capisce la situazione, fa il brillante, dedica il secondo pezzo alle “beautiful girls" presenti, scende dal palco, canta vicino alle sbarre e il pubblico comincia a muoversi. Si passa poi ad un pezzo jamaican style con un assolo di tromba da brivido, geniale l’idea di inondare di fumo il palco, il cantante durante la canzone chiede sorridendo al pubblico “is it ganja?!". La maggior parte del pubblico è così conquistata. Le canzoni si susseguono presentate da dolci commenti della serie “And now a love song mother fuc…!"  Ma vuoi vedere che ha studiato a Oxford!

Che dire di questo gruppo? Sono semplicemente imprevedibili, scatenati, forse un po’ scaricatori di porto ma la loro musica scorre sorprendentemente leggera dagli strumenti al pubblico. La musica si è leggera, ma loro non sono poi delle libellule, ballano e saltano con movenze da gatti di marmo, ma nell’insieme sono simpatici e il quadro risulta trascinante. Seria difficoltà quella di capire che diavolo di canzone stiano suonando, nei loro cd sbagliano i titoli delle tracce e dal vivo uniscono due o tre canzoni in un bel melting pot. Gradevole sicuramente questa sorta di anarchia ma o si prendono al volo le canzoni riconoscendone il ritornello oppure ci si limita ad ascoltarle e ci si lascia trasportare dalla loro inafferrabile logica. Tra le canzoni che sono riuscita a carpire “Chain reaction"  tutta da ballare sgomitando dolcemente, “Higher" dall’album del 1997 preceduta da “Moment"  una ballata reggae che con la circolarità di un mantra racconta il susseguirsi di momenti tristi e allegri.  Nel frattempo lo sguardo mi cade su Paolo che con i suoi movimenti indianoreggheggianti si è fatto spazio nella folla, è la sua ultima serata ska in Italia, tra qualche giorno partirà per il Cile… no comment!

Da buoni operatori ecologici i nostri magnifici sette tra un pezzo e l’altro ripuliscono il palco da bicchieri vuoti e bottiglie muniti di sacchetto. Sono un gruppo tendenzialmente ska core ma sarebbe riduttivo definirli solo così, come una scatola di cioccolatini: non sai mai quale sarà il gusto della canzone successiva, te ne può capitare uno buono, al gusto “Take some time" oppure uno che appena lo assaggi ti viene voglia di risputarlo nella scatola come “Yesterday’s over" praticamente hardcore.  Si passa dallo ska al reggae al rocksteady attraverso un’interferenza punk rock e funky. Un bel minestrone insomma. Il concerto prosegue con un dolce sound reggae abbinato ad un contrastante testo al limite del punk “I’m a jumpy master, this is my moment for make a disaster".  La performance si conclude con un qualcosa di imprecisato che mischia frasi in libertà slanci ska e improvvisazioni con tamburello, maracas e chi più ne ha più ne metta! Bel concerto davvero!

Ti trasmettono una gran carica e la musica anche se a tratti incomprensibile è piacevole, staresti ad ascoltarla per ore, se non altro per scoprire l’impronta del motivo successivo. Le canzoni partono ska poi rallentano al reggae poi passano al punk rock, è un po’ come guardare una foglia trasportata dal vento che cambia velocità continuamente senza un’apparente logica, ma forse una logica c’è, ma forse non è poi così importante che tutto sia logico [dai, abbiam capito che hai visto Forrest Gump!]. Se poi di mezzo c’è lo spettacolo dei Pietasters, allora tra 1000 aggettivi esistenti logico proprio non va bene. Dopo il concerto riesco ad avvicinare un componente della band che ormai sull’ubriaco andante mi risponde a frammenti in un italiano da osteria: “Bela Italia, belo locale, grazie a chi ha organizzato, grazie ai Vallanzaska… Can I have something to drink?!".  Ma certo in fronte ho scritto bibbitara!

Consigliare un concerto dei Pietasters o non consigliarlo…questo è il problema. Se vi piace la musica 100% ska, potreste rimanerne delusi ma lo spettacolo che offrono sul palco è comunque imperdibile. Se invece siete aperti a nuove esperienze e vi piace lo ska con  i  suoi derivati allora si ne vale la pena. Sette come i nani, i re di Roma, i vizi capitali, le stelle della Sacra Scuola di Ocuto, le volte che ho ripetuto l’esame di economia…sette come i Pietasters portatori sani di un sound anarchico,  venditori di pesce che hanno fatto di questa confusione forse la vera forza della loro musica. O forse ci stanno solo prendendo in giro?!

 

 

 Recensioni New York Ska Jazz Ensemble

 

25 Ottobre 2002

A cura di Lea Borelli

linea.gif (2795 byte)
Torna alla pagina principale di SkabadiP