The Godfather of Ska Music



Ska '98


Intervista racconto ad un musicista che non ha bisogno di presentazioni.



E si accertava che fossero presenti gli Skins!


Luccicante sul palco del Container

Al momento di incontrare una delle personalità più importanti della musica cui questo sito è dedicato, ci chiedevamo quante volte il padrino dello Ska avrà risposto alle stesse identiche domande? Cosa si proverà a trovarsi via via davanti gialli, neri, bianchi, giovani, meno giovani, skin, punk, mod, sbarbi, meno sbarbi, garbati e sgarbati, invadenti e timidi che ti porgono le stesse domande da un capo all’altro del globo?
Così Sergio, strettagli quasi commosso la mano, con tutto il rispetto e la devozione che nascono dall’essere più giovani di lui e suoi incondizionati estimatori gli molla una pacca sulla schiena e urlando gli salta in braccio baciandolo…scherziamo, scherziamo…Così strettagli quasi commosso la mano e fatti i salamelecchi (sinceri) di prassi, la prima cosa che gli chiediamo è proprio se non si è stancato, ormai alla sua prima metà dei settanta, di viaggiare e continuamente rispondere a fastidiosi personaggi nel camerino, séparé o retro locale del momento (in specie…lo sgabuzzino del Container Music Club a Milano).
No, con la compassata tranquillità di un signore della sua età, Lorenzo Antonio Aitken ci dice semplicemente che è la sua vita, che è bello che tanti giovani e giovanissimi lo vadano a trovare e gli chiedano gli autografi.

El cubano non ha fretta, ha detto al nostro presissimo Francis (il gestore del locale) che non farà il soundcheck...gli va bene quello che farà l’altro ospite di una serata veramente bollente, Dave Barker.
Parlando del più e del meno, Aitken, che nel frattempo approfitta per ripassarsi un po’ di vocabolario italiano chiedendo il significato di alcune parole, ci dice che il suo soprannome "Godfather of Ska", glielo appioppò Gaz Mayall, quello dei Trojans, il figlio del bluesman elettrico John, e ci racconta che tempo addietro suonava il piano-bar in un ristorante e faceva un repertorio a base di Latin, cantando anche "Quando Quando" e Gaz gli diceva di suonare più Ska.

Ma lo Ska, lui, El Cubano, non l’ha mai abbandonato; con grande soddisfazione e un po’ di saccenza, gli diamo man forte citando qualche suo 45 giri degli anni ’70 che più Ska non si può.
In vena di ricordi, El Cubano, ci racconta di uno splendido concerto, fatto in Italia un po’ di anni fa, con i Casino Royale, dalle parti di Torino, e facendo i dovuti collegamenti, gli chiediamo se anche lui è stato raggirato dalla Unicorn Records. Laurel ci risponde accigliandosi: non è stata recuperata una lira dalle raccolte dell’89 dalla Unicorn e dall’album di quel tempo "Ringo The Gringo".

El Cubano, che non fuma e non beve, e forse a questo deve l’aspetto per niente incartapecorito della pelle del volto, come in realtà immaginavamo fosse, ordina un te caldo con limone, bevanda austera che si rivelerà essere l’unica cosa che il cantante ispano-giamaicano-inglese avrà ingerito prima della sua performance.

Suo grande estimatore, era il vecchio Judge Dread, di recente scomparso - da vera rockstar - per un infarto durante un concerto; El Cubano, parlandone, non si sogna neppure lontanamente di fare una qualsiasi aria di circostanza e, non chiedeteci perché, ma quasi ridendo, ci dice che Alex, il giudice, era un suo caro amico, un uomo molto buono e colto, e che al suo funerale c’era anche un altro amico comune Buster Bloodvessel (il Fatty dei Bad Manners) che però è arrivato in ritardo e mezzo ubriaco, mentre di George Marshall, autore di libri culto su Skinheads nonché la storica fanza "Zoot!", anche lui amico comune, non si è vista traccia.

E il Pork Pie?

Degli anni ’60, dello Ska di quel periodo in Inghilterra, il Maestro Aitken, che a sentirsi chiamare così se la ghigna allegramente farfugliando un "Yeah! (risatella) Maestro" ha un ricordo, come ancora erroneamente pensavamo (a dimostrare che spesso si pensano parecchie cazzate), non entusiasmante: no soldi, no lavoro.

Pensiamo che soldi ne avesse pochini veramente, dato che la maggior parte dei suoi dischi gli hanno fruttato, quando fruttavano, 40 $ al pezzo, ovvero: presi i soldi, perso il pezzo, che nel frattempo poteva o diventava una hit.

Dei musicisti con cui ha suonato o registrato negli anni ’60, si ricorda bene di un bravissimo sassofonista bianco, non nasconde la propria stima per i Rudie di Sonny Binns, con cui ha collaborato parecchie volte fra il ’67 e il ’70, ed a proposito del suo materiale registrato con Siggy Jackson proprio in quel periodo, ribadisce un concetto che ripeterà più volte nel corso del nostro incontro, cioè che soldi per quei lavori non ne ha mai visti, e che non è affatto difficile imbattersi in bootleg e falsi di ogni genere, lo si capisce dal fatto che quando Vito War gli porge un suo 45 giri, El Cubano lo guarda con aria sospettosa, lo controlla sopra e sotto, e gli chiede dove l’ha preso!

Leggiti le recensioni su Riddim ReviewsLeggi la biografia di Aitken

Forse è una fissa, ma dato che sulle spalle di quest’uomo hanno mangiato in parecchi, lo capiamo ed il controllo del disco che gli viene portato per averci su l’autografo viene ripetuto per tutte le copertine che non gli risultano familiari.

Tra un sorso di te che non vuole sapere di raffreddarsi, lui quasi immobile sulla sua sedia ci confessa che nessuno sa quando si ha una hit in mano, come a lui, a cui è capitato di aver venduto brani per poche lire poi rivelatesi dei numeri uno sia in Inghilterra che in Giamaica. "Nel periodo Two-Tone ho pensato che dovevo fare qualcosa…ero il padre dello Ska dopotutto, ho registrato "Rudi Got Married", e quando sono andato a portarlo alla Arista, addirittura mi hanno detto che mi aspettavano da tempo…c’era un tipo…mi disse che aveva tutti i miei dischi, e disse che Rudy doveva essere incisa. La dirigenza della Arista non ci credeva, ma quando è uscito è stata una hit!".

A proposito dei suoi successi, essendo quasi certi che Aitken avesse subito, verso la metà del ’70, un declino di pubblico, gli chiediamo se è vero che parte dei suoi fan si fosse allontanata quando il Reggae, ha "preso consapevolezza" trattando temi religiosi, mistici e politici. Lui è deciso, la risposta è immediata: "Mai, The Godfather of Ska il suo pubblico non l’ha mai perso, lui ha il suo pubblico, che lo segue sia che faccia Ragga, Dub o Techno-Ska". Aitken è, infatti, un artista poliedrico, gli piace tutta la musica e non sì è mai negato alle nuove tendenze, tant’è vero che nel suo prossimo disco ci saranno due tracce di Jungle, ci dice con fierezza - alla faccia dei puristi dello Ska pensiamo noi.

Anche la storia del Rastafarianesimo che gli ha portato via il pubblico è una cazzata per Laurel che, fiero (e noi sappiamo che è vero) ci ricorda gesticolando parecchio - per non essere un italiano -, di aver fatto musica Rasta prima degli stessi Rasta: usava il Burru Drumming già nel 1958 nel brano "River Jordan", e poi "Lion of Giuda" e "Zion City" erano tutte su tematiche Rasta.

Lo vediamo positivamente, tranquillamente fermo nel ribadire un concetto che pare non entrare in testa a qualcuno, non c’è Prince Buster, non c’è Coxsone, non c’è Ranglin o Count Ossie che tengano, The High Priest of Reggae ha inciso il primo pezzo Ska, il primo successo in Giamaica e in Inghilterra, perché lui era sulla scena prima di qualsiasi altro.
E per quello che è il Godfather of Ska. Bluebeat è diventato sinonimo di Ska perché era l’etichetta inglese che pubblicò il suo primo lavoro.

Sentiti il jingle di Lorenzo per SkabadiP (31KB - Realaudio 5)

Ammiriamo questo Godfather che inventa lì per lì due jingle, uno per il Dj Vito War della mitica Reggae Radio Station, per noi di SkabadiP (un po’ di autocelebrazione non guasta) e Sergio a stento si trattiene dalla commozione, considerato che, essendo un devoto di questa musica, ha di fronte non uno qualsiasi ma Laurel Aitken in persona, che sta cantando con quella voce riconoscibilissima e carica di Blues e Ska per SkabadiP e, in ultima analisi, anche per lui.

Vissuto con estrema contentezza tutto ciò, c’è una persona di cui vogliamo avere notizie da Laurel, al quale chiediamo che ne è di suo fratello, il chitarrista, bassista e cantante Bobby Aitken. Ci conferma che è negli Stati Uniti, che è un predicatore e ha un "problema di qualche genere", che canta Gospel e con cui Laurel sarebbe intenzionato a registrare qualcosa.

Lo spettacolo sta per incominciare, El Cubano tira fuori da una cappelliera niente di meno che il suo pork pie hat da concerto, capo di vestiario che incarna nell’immaginario di tutti quasi uno stile di vita.
Degli amici italiani sono venuti a trovarlo, ma prima di lasciarci ad abbracci e baci, c’è ancora una cosa di cui Sergio vuole avere testimonianza diretta, è vero – gli chiede – che quando ti alzi dal letto la prima cosa che fai invece che andare in bagno è di suonare qualcosa al pianoforte? El Cubano lo guarda diritto negli occhi mostrandogli un numero ignoto di denti d’ora e d’argento che illuminano il suo già bianco sorriso, non mostrando la benché minima sorpresa per la conoscenza da parte nostra di tale pettegolezzo, e gli risponde con quella sua riconoscibilissima voce: "È vero, è vero, alle volte ne ho bisogno anche prima di andare a dormire"

Questa volta con un look sgargiante, per noi abituati a vederlo in doppiopetto...

Forse è anche per questo che El Cubano non dimostra la sua età. Il suo unico vizio, oltre alla "pussy", è la musica.
E la musica, per questo fantastico signore, è stare sul palco con un microfono in mano.
Lunga vita al padrino di tutti noi!

Sito Internet: www.laurel-aitken.surf3.net


16 Aprile 1998

A cura di Sergio Rallo e SkabadiP Crew


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